Ouroboros
L'uroboro è un simbolo che rappresenta un serpente o un drago che si morde la coda, formando un cerchio continuo. Figura il ciclo eterno, l'unità del tutto e il movimento perpetuo di morte e rinascita. Il simbolo è attestato in diverse culture antiche.
Origine ed etimologia
La parola viene dal greco oura (coda) e boros (che divora). La più antica rappresentazione conosciuta risale all'Egitto antico, sul sacrario di Tutankhamon verso il 1320 a.C., dove circonda le divinità cosmiche. Compare anche sul sarcofago dello stesso faraone. La tradizione greca lo riprende nel contesto dell'alchimia alessandrina: la Crisopea di Cleopatra, papiro del III secolo d.C., mostra un uroboro con l'iscrizione hen to pan (tutto è uno). Il pensiero gnostico dei primi secoli lo mobilita come simbolo dell'eternità. La mitologia nordica presenta un cugino prossimo nel serpente di Midgard (Jörmungandr) che cinge il mondo mordendosi la coda.
Evoluzione e tradizione
L'alchimia medievale e rinascimentale adotta l'uroboro come emblema della Grande Opera, del solve et coagula e del processo circolare di trasformazione della materia prima. Compare in numerosi trattati alchemici a stampa dal XVI al XVIII secolo: Aurora consurgens, Atalanta fugiens di Michael Maier (1617). Nel XIX secolo, il chimico August Kekulé attribuisce a un sogno di uroboro la sua scoperta della struttura ciclica del benzene nel 1865, aneddoto che fa del simbolo un emblema dell'intuizione creatrice. Carl Gustav Jung lo analizza come espressione dell'uroboro archetipico, stato originario indifferenziato della psiche precosciente, in Mysterium Coniunctionis (1955-1956).
Uso pratico
L'uroboro viene utilizzato nella pratica esoterica contemporanea come simbolo di eternità, di ciclo e di autosufficienza. Compare su gioielli, talismani e illustrazioni. Nei tarocchi figura talvolta sullo sfondo di alcune carte, e la lettura ciclica del percorso iniziatico dall'arcano del Matto (0) fino al Mondo (XXI) e ritorno al Matto può essere visualizzata come un movimento uroborico. Su Tarotoui, l'uroboro è documentato tra i grandi simboli transtradizionali. La meditazione sull'uroboro aiuta a integrare la dimensione ciclica dell'esistenza, in contrapposizione ai modelli lineari di progressione.
Per approfondire
L'uroboro non è esattamente identico al serpente di Midgard nordico né al Naga indiano: questi simboli condividono una famiglia ma hanno contesti culturali distinti. La lettura junghiana dell'uroboro archetipico (Erich Neumann, Origini e storia della coscienza, 1949) è utile ma non esaurisce la ricchezza storica del motivo. Si noti inoltre che l'uroboro viene talvolta confuso con il semplice cerchio o con il caduceo, che sono simboli distinti.